Cifre chiave
La Direzione generale Affari economici e finanziari della Commissione europea ha aggiornato le sue proiezioni macroeconomiche a metà maggio 2025 attraverso il suo aggiornamento trimestrale, che copre i singoli Stati membri, i paesi candidati all'adesione all'UE e l'Unione nel suo complesso. Queste previsioni costituiscono un punto di riferimento fondamentale, fornendo alle imprese, agli investitori e ai responsabili politici le informazioni necessarie per orientare le decisioni strategiche sulla traiettoria prospettica dell'economia europea.
| MT | Previsioni per la primavera 2025 | UE |
| 4.1% | Crescita del PIL (% su base annua) | 1.1% |
| 2.2% | Inflazione (% su base annua) | 2.3% |
| 3.1% | Tasso di disoccupazione (% dell'offerta di manodopera) | 5.9% |
(Commissione europea, 2025)
Primavera 2025
Le previsioni economiche della Commissione europea per la primavera 2025 hanno presentato un quadro prudente ma in via di stabilizzazione per l'economia dell'UE. Sebbene la crescita dovrebbe rimanere a livelli moderati, le pressioni inflazionistiche dovrebbero attenuarsi e i mercati del lavoro continuare a mostrare resilienza, anche se i rischi derivanti dalle tensioni commerciali globali e dai vincoli fiscali pesano fortemente sulle prospettive dell'Unione europea.
Proiezioni di crescita economica
Il PIL reale dell'UE dovrebbe crescere dell'1,1% nel 2025, sostanzialmente invariato rispetto al 2024, con una moderata accelerazione all'1,5% nel 2026. Per l'area dell'euro era prevista una performance simile, con una crescita dello 0,9% nel 2025 e dell'1,4% nel 2026. Questa traiettoria contenuta riflette condizioni commerciali più deboli, una maggiore incertezza derivante dalle improvvise politiche tariffarie degli Stati Uniti e una lenta ripresa degli investimenti.
Le previsioni di crescita dell'Unione europea evidenziano alcune debolezze strutturali. Sebbene i consumi interni dovessero garantire una certa stabilità, gli scarsi investimenti e il calo della domanda estera potrebbero esporre l'Unione europea a vulnerabilità, soprattutto perché le imprese esitano a impegnare capitali in un contesto di crescente incertezza.
Dinamiche inflazionistiche
L'inflazione nell'area dell'euro dovrebbe diminuire dal 2,4% nel 2024 al 2,1% nel 2025 e scendere ulteriormente all'1,7% nel 2026, con l'Unione europea nel suo complesso destinata a seguire un andamento simile. Il percorso disinflazionistico dovrebbe essere trainato dal calo dei prezzi dell'energia, dalle importazioni più economiche e dall'apprezzamento della valuta, anche se l'inflazione dei prodotti alimentari e dei servizi rimane persistente.
Il ritorno più rapido del previsto all'obiettivo della Banca centrale europea ha portato sollievo alle famiglie e alle imprese, ma ha anche riflettuto la debolezza della domanda sottostante e la contrazione del commercio globale. Questa disinflazione, sebbene positiva nel breve termine, potrebbe segnalare rischi di stagnazione se gli investimenti e la produttività non riusciranno a rafforzarsi.
Resilienza del mercato del lavoro
Nonostante una crescita modesta, il mercato del lavoro dell'Unione europea avrebbe dovuto rimanere solido. Si prevedeva che l'occupazione avrebbe continuato a crescere, con il tasso di disoccupazione che sarebbe sceso al minimo storico del 5,7% nel 2026. La crescita salariale, dopo il picco raggiunto nel 2024, avrebbe dovuto normalizzarsi, continuando tuttavia a sostenere il potere d'acquisto delle famiglie.
La forza del mercato del lavoro è un fattore chiave di stabilizzazione per l'economia dell'Unione europea. Tuttavia, la crescita della produttività era destinata a rimanere debole, con il persistere di squilibri tra domanda e offerta di competenze. Senza riforme strutturali, livelli elevati di occupazione non potevano necessariamente tradursi in una competitività sostenibile a lungo termine.
Prospettive fiscali e di finanza pubblica
La situazione fiscale dell'Unione europea rimane instabile. Il disavanzo pubblico complessivo dovrebbe aumentare dal 3,2% del PIL nel 2024 al 3,4% nel 2026, con undici (11) Stati membri che supereranno la soglia del 3%. Il debito pubblico si è stabilizzato all'82% del PIL nel 2024 e dovrebbe salire leggermente all'84,5% entro il 2026.
Il risanamento fiscale è stato considerato limitato e la flessibilità prevista dal Patto di stabilità e crescita, in particolare per quanto riguarda la spesa per la difesa, è stata ritenuta rischiosa in quanto potrebbe ritardare ulteriormente l'aggiustamento. Si prevedeva che i disavanzi elevati e gli alti rapporti di indebitamento di diversi Stati membri avrebbero lasciato all'Unione europea uno spazio di manovra fiscale limitato per rispondere agli shock esterni.
Sfide del settore estero
Le esportazioni dell'Unione europea dovrebbero crescere dello 0,7% nel 2025, con un notevole ribasso rispetto alle previsioni precedenti, e una ripresa solo parziale entro il 2026. La debole domanda globale, aggravata dalle tensioni commerciali, pesa sulle esportazioni di beni, anche se le esportazioni di servizi, in particolare quelli digitali e legati al turismo, dovrebbero rimanere resilienti.
Il rallentamento delle esportazioni dell'Unione europea ha evidenziato la sua vulnerabilità alla frammentazione globale. La dipendenza dalla domanda esterna in un'epoca di protezionismo mette in discussione il modello di crescita dell'Unione, segnalando la necessità di una più profonda integrazione del mercato interno e di una diversificazione dei partner commerciali.
In sintesi: previsioni per Malta
Si prevedeva che l'economia maltese avrebbe mantenuto un forte slancio, sulla scia dell'eccezionale espansione del PIL del 6,0% registrata nel 2024. Il PIL reale avrebbe dovuto crescere del 4,1% nel 2025 e del 4,0% nel 2026, sostenuto principalmente dai robusti consumi privati, che avrebbero dovuto aumentare del 4,1% nel 2025. Anche le esportazioni nette, in particolare quelle dei settori dei servizi, ovvero turismo, servizi finanziari e professionali, avrebbero dovuto contribuire positivamente, insieme a un modesto aumento degli investimenti.
Il mercato del lavoro avrebbe dovuto rimanere resiliente, con una crescita dell'occupazione in rallentamento verso i livelli pre-pandemia, ma la disoccupazione sarebbe dovuta stabilizzarsi a un tasso basso del 3,1%. La crescita dei salari avrebbe dovuto superare l'inflazione, con un aumento dei salari nominali del 4,1% nel 2025 a fronte di un tasso di inflazione previsto del 2,2%. Le pressioni inflazionistiche sarebbero rimaste sotto controllo, con i prodotti alimentari e i servizi come principali motori, mentre i prezzi dell'energia sarebbero rimasti stabili.
Sul fronte fiscale, il disavanzo pubblico, che nel 2024 era sceso al 3,7% del PIL, secondo le previsioni di primavera avrebbe dovuto diminuire ulteriormente al 3,2% nel 2025 e scendere al di sotto della soglia del 3,0% entro il 2026. Tale andamento è sostenuto dalla riduzione delle spese in conto capitale a seguito della scadenza dei costi relativi alla compagnia aerea nazionale e dalla graduale diminuzione dei sussidi in percentuale del PIL. Nel frattempo, il rapporto tra debito pubblico e PIL dovrebbe stabilizzarsi al di sotto del 48%. Le prospettive di Malta sono rimaste positive durante questo periodo, con un profilo di crescita equilibrato, condizioni di mercato del lavoro stabili e un graduale risanamento fiscale che garantisce una stabilità macroeconomica sostenibile.